Franco Giorgetti

04/09/2013

Franco Giorgetti
Protagonista del ciclismo dagli anni '20 agli anni '40 – Pistard di fama, gareggiò e vinse molto negli Stati Uniti. Franco GiorgettiFranco Giorgetti nacque a Varese il 13 ottobre 1902. All'età di sei anni si trasferì con la famiglia a Bovisio Masciago dove il padre lavorava come tipografo. La sua carriera sportiva di corridore incominciò al Velodromo del Sempione a Milano. Era ancora dilettante quando gli esperti si accorsero delle sue doti di grande velocista. Appena diciottenne fu titolare nella squadra azzurra nei Giochi Olimpici di Anversa dove fu l'artefice principale della stupenda vittoria ottenuta dal quartetto italiano dell'inseguimento. Diventò professionista a diciannove anni e si aggiudicò il Giro del Lemano sorprendendo avversari e osservatori. Fu la sua unica vittoria su strada, battendo in volata avversari stradisti più quotati. Nel 1921 e 1922 fu campione italiano velocità professionisti. Ma fu l'americano Carman, viste le sue grandi doti, a garantirgli il debutto in America, dove disputò la sua prima Sei giorni al Madison Square Garden di New York piazzandosi al quarto posto. Siamo nel 1924; dopo aver collezionato successi in gare di velocità e dietro motori sulle piste europee, Giorgetti riattraverò l'Atlantico. Per anni fece il pendolare tra l'America e l'Europa. Ma la vittoria che gli diede la chiave per aprire le porte d'America, l'ottenne a New York nel 1926 vincendo la sua prima Sei giorni, dividendo la fatica con il famoso Mac Namara. Dopo questo successo, riuscì ad aggiudicarsi altre tredici vittorie sulle piste americane di Chicago, Buffalo, Atlanta, ma soprattutto a New York. E con quattordici affermazioni, nella classifica dei vincitori della Sei giorni, il "Kid italiano" (definizione data dai giornalisti americani), figura tra i plurivincitori di questa specialità. Per dodici anni rimase a New York ritornando solo per le feste natalizie (le traversate duravano 4/5 giorni con i transatlantici di allora: Rex, Conte Biancamano, Brema). Nell'album di famiglia, oltre alle foto delle sue gesta sportive, lo vediamo ritratto con personaggi famosi: Arturo Toscanini, Beniamino Gigli. Instaurò con loro una grande amicizia, tanto che nel 1929, dopo una Sei giorni vinta da Belloni, il grande tenore Gigli organizzò persino una festa in onore dei ciclisti italiani, distribuendo loro ricchi regali. Non si può parlare di Franco Giorgetti soltanto come specialista delle Sei giorni; fu infatti un grande velocista, inseguitore, ma specialmente una stayer spettacolare. Lo stampa lo aveva definito il "padrone delle piste americane". Mussolini nel 1930 lo definì addirittura il "Cristoforo Colombo della bicicletta". I dirigenti della Federazione Ciclistica Italiana si erano rivolti al Duce perché facesse tornare Giorgetti dagli Stati Uniti affinchè potesse dare all'Italia il titolo mondiale degli stayer, visto il suo dominio incontrastato in quella specialità dietro motori. Ma Mussolini rispose che Giorgetti serviva la Patria molto di più pedalando in America. Fu cinque volte Campione d'America degli stayers (1927-28-29-30-34) ma non vinse mai il Campionato mondiale in quella specialità. Nel 1933 dovette accontentarsi della medaglia d'argento perché una clamorosa "pastetta" favorì la vittoria del francese Lacquehay. Vinse però due titoli italiani stayers nel 1933 a Pordenone e nel 1941 a Milano. Di questa vittoria è interessante la targa a lui dedicata che reca la scritta: "19.10.1941 XIX E.F. – Giornata dell'Asse". Giorgetti era un corridore imprevedibile e temutissimo, perché disposto a dare battaglia in qualsiasi momento. Si racconta che quando si presentava al Madison Square Garden di New York, il pubblico accompagnato dalla fanfara, intonava la canzone "Georgette" scritta in suo onore. Il 27 ottobre 1938 è insignito con l'onorificenza a Cavaliere della Corona d'Italia per meriti sportivi conferitagli dal re Vittorio Emanuele III firmata da Mussolini e Starace. La sua carriera agonistica terminò nel 1948 a Washington con la disputa dell'ultima sua Sei giorni. Franco Giorgetti era anche – a modo suo – uno scrittore: scrisse più di un articolo su "La Domenica Sportiva", perché voleva raccontare come viveva le sue avventure. In una Sei giorni parigina vinse premi in denaro e oggetti di valore offerti dagli appassionati; ne collezionò diversi, compreso quello contesissimo messo in palio dalla bella "Mistinguette" ai piedi della quale era il "tout Paris". Confidò che la sua idea fissa era l'America perché là chi andava forte veniva pagato a peso d'oro. Giorgetti era diventato un idolo per le folle dei velodromi: tutti lo volevano perché con lui in pista lo spettacolo era garantito.Percepiva 30.000 lire per ogni riunione. Si mise a ridere – disse una volta – quando seppe che al grande Alfredo Binda avevano dato solo 22.500 lire perché non corresse il Giro d'Italia. La pista è stata la sua vita, ma l'amore immenso era per la sua bicicletta. Il Comune di Bovisio Masciago, nel 1998, dedica al grande ciclistauna piazza e un monumento opera di Cinzia Magnaghi e Giovanni Ardrizzo, posto nell'area del Centro Sportivo. Il grande campione si è spento a Bovisio Masciago il 18 marzo 1983. A cura di Ildefonso Valota