Anselmo IV da Bovisio

29/08/2013

Anselmo IV da Bovisio
Nel periodo dei "Comuni" (1000-1100), i rapporti della città con i suoi vescovi rivelavano un intreccio di istituzioni e un gioco di poteri molto elaborato. Vescovi scismatici e forti interessi economici e politici legavano Milano alle famiglie che possedevano di fondi nei vari contadi della provincia milanese; il loro prestigio nasceva dalla capacità e volontà di dimostrare di essere a pieno titolo, i rappresentanti della loro chiesa, quella ambrosiana, difendendo i diritti e l'autonomia da ogni minaccia esterna. Erano tempi quelli in cui i vescovi-conti, ministri della chiesa e vassalli dello Stato, venivano nominati per mezzo di due investiture: una per anulum et baculum (con anello e pastorale) dalpontefice; l'altra, mediante lo scettro ed il gonfalone di spettanza imperiale, donava al neo eletto vescovo la pienezza del potere temporale. (questo diritto all'investitura decadde in ossequio agli accordi presi col pontefice Urbano II a Cremona il 19 aprile 1095). Alla morte del vescovo Arnolfo III (24 settembre 1097), la sua successione alla cattedra ambrosiana assumeva carattere particolarmente importante, non solo per la chiesa milanese, ma anche per la chiesa di Roma, che se sentiva di poter contare sul favore di un gruppo presente in città, doveva guardare con estrema diffidenza agli ideali ai quali si sarebbe ispirata la nobiltà milanese detentrice, attraverso i propri membri, dei poteri cittadini, politici e religiosi. Se i ceti socialmente inferiori speravano di trarre dalla politica romana una nuova giustizia sociale,la media e piccola borghesia, economicamente in ascesa e politicamente al di fuori dal governo cittadino, preferì appoggiare il partito filoromano contro il monopolio politico delle classi superiori. Il legato pontificio Armanno da Brescia, inviato da papaUrbano II, svolse infatti un ruolo determinante nella elezione del nuovo presule, opponendosi alla nomina ad arcivescovo di Landolfo da Baggio, che l'alto clero, i preti e i diaconi che officiavano nella cattedrale di sant'Ambrogio e la nobiltà milanese avevano designato quale successore di Arnolfo III. I convenuti nella basilica ambrosiana manifestarono la loro protesta e disapprovazione; nacquero dei tafferugli, e Landolfo lasciò la basilica per rifugiarsi nella chiesa di san Giovanni alle Quattro Facce. Al popolo convenuto in sant'Ambrogio fu proposto come arcivescovo alla cattedra milanese, Anselmo IV da Bovisio (ex valvassoribus de Buyso – dei valvassori di Bovisio , ceto aristocratico di origine agraria e guerriera).(Galvano Fiamma – Giorgio Giulini).Il neo eletto, già prevosto in san Lorenzo, ricevette tutti gli "ordini" da vescovi estranei alla provincia ecclesiastica milanese, poiché, come si vedrà dal SINODO del 1098, gran parte diessi aderivano alla scisma. La consacrazione episcopale di Anselmo IV avvenne il 3 novembre 1097 nella basilica di sant'Ambrogio; scontentò i fautori della libertà milanese nei confronti di Roma ed emerse lo stato d'animo esasperato e malevolo con cui le azioni del nuovo arcivescovo erano accolte e commentate. Ma ad Anselmo si dovettero riconoscere notevoli doti di energia e avvedutezza. Ricoprendo una parte rilevante nel governo della città, egli sentenziò in cause giudiziarie civili con l'appoggio delle classi dei capitani, valvassori e cittadini; istituì mercati esenti da imposte. Provvide a proteggere il patrimonio e i diritti di alcune chiese con provvedimenti a favore della basilica di sant'Ambrogio il 7 aprile1098, a tutela della chiesa pievana di Varese il 24 aprile1098, a difesa del monastero di santa Maria d'Aurona di Milano il 5 marzo 1099. In un decreto del 1098, che ancora oggi si vede scolpito su una lastra di marmo inserita nel muro esterno dell'atrio di sant'Ambrogio, l'arcivescovo ed i suoi successori stabilirono che, nella festa dei martiri Gervasio e Protasio, per i tre giorni precedenti e i tre successivi la festività, non fosse lecito ad alcuno, pena la scomunica, esigere la cutardia, la gabella che si faceva pagare ai mercanti per esporre le proprie mercanzie. Ben diverso fu il contenuto del Sinodo provinciale, tenuto a Milano nella basilica di santa Tecla dal 4 al 7 aprile 1098: si parlò di riordinare la provincia ambrosiana e di riportarla all'obbedienza di Roma, si presero gravi provvedimenti a carico di vescovi scismatici e scomuniche contro i vescovi asserviti al potere degli imperatori, si condannò la simonìa (compravendita di dignità sacre e degli uffizi), il concubinato (convivenza del clero con le donne), si condannarono i vescovi aderenti allo scisma dell'antipapa Guilberto. Cercò inoltre di eliminare cause di disordine e controversie tra i monaci e i canonici della basilica di sant'Ambrogio; fece traslare il corpo di sant'Arialdo dal monastero di san Celso alla chiesa di san Dionigi; recepì ideali e aspirazioni nascenti dalla religiosità del tempo: le crociate, i pellegrinaggi, la venerazione dei luoghi resi sacri dalla passione di Cristo. Istituì, collegandoli a feste religiose, mercati annuali esenti da imposte, rese più sicuro l'afflusso dei pellegrini e mercanti in città. Erano gli anni in cui, all'appello di papa Urbano II nel Concilio di Clermont nel 1095, i cristiani avevano risposto con la partecipazione alla prima Crociata (1096-1099), culminata con la conquista del Santo Sepolcro in Gerusalemme il 15 luglio 1099 e con la fondazione del Regno di Gerusalemme durato quasi novant'anni con ordinamento feudale al quale erano legate con vincolo di vassallaggio varie signorie cristiane, tra cui la contea di Antiochia, di Edessa, e le signorie di Galilea e Tripoli. Un anno dopo la conquista del Santo Sepolcro – 15 luglio 1100 – Anselmo IV emanò un privilegio che consacrava con grande solennità la chiesa della SS. Trinità a Milano col titolo di chiesa di Santo Sepolcro. (una lapide all'interno ricorda l'avvenimento) Si è parlato delle circostanze della elezione di Anselmo IV, dei tumulti che l'accompagnarono e del fervore di una sola parte della cittadinanza nei confronti dell'eletto, per cui la sua posizione nella città non fu mai solidissima. Si può dedurre che tale posizione fosse sempre più precaria, finché l'allontanamento dell'arcivescovo si rese inevitabile. Le lotte cittadine, che forse non si erano mai spente del tutto, trovarono nella politica di Anselmo nuovo alimento tanto che la tensione tra le fazioni divenne probabilmente tale che l'arcivescovo stesso ne rimase prigioniero. Fu allora che Anselmo aderì all'appello di Urbano II. La sua partecipazione alla post-crociata in oriente il 10 settembre 1100 fu un modo per allontanarsi dignitosamente dalla città sfuggita al suo controllo, una ragione abilmente trovata perché si sarebbe risolta ad onore del papato e della stessa sede arcivescovile; inoltre sarebbe stata certo accolto con entusiasmo nella città anche per motivi religiosi ed ecclesiastici, per interessi economici, politici e sociali. (Rosa Rossini – note alla "Historia Mediolanensis" di Landolfo Juniore). Anselmo IV da Bovisio morì il 30 settembre 1101 prima di raggiungere la meta, dopo tre anni, dieci mesi e ventotto giorni di episcopato. Venne sepolto come straniero nella chiesa del monastero di san Nicola a Costantinopoli. Tratto dal libro: Un arcivescovo da Bovisio – Anselmo IV (1097-1101) A cura di Ildefonso Valota